Gilda Gelati e la Sylphide di Pierre Lacotte

D. Cosa pensa di questa Sylphide?
R. E’ un balletto che amo molto, moltissimo. Sono entrata subito in sintonia e ho avuto sin dall’inizio un approccio positivo, anche perché in generale amo molto i balletti romantici, come anche Giselle e Pas de Quatre che ho ballato. Quindi si è trattato di entrare nello spirito di un balletto contraddistinto da uno stile che prediligo e poi non dimentichiamoci che La Sylphide ha un valore del tutto particolare nella storia della danza, dato che rappresenta il capostipite del balletto ed è stato interpretato per la prima volta dalla grande Maria Taglioni. Quindi a maggior ragione mi sento ulteriormente motivata oggi a ballare un ruolo di quella che fu la prima grande interprete della danza classica.

D. E’ la prima volta che balla La Sylphide?
R.
No, in realtà avevo già ballato un’altra Sylphide, quella volta però con coreografie di Schaffaus ripresa da Bournonville. Si trattava di un balletto completamente diverso da questo che oggi porteremo in scena di Pierre Lacotte. Oltre al fatto che era appunto ripresa dalla versione del danese Bournonville, soprattutto i costumi erano diversi da quelli che indossiamo per questa versione francese. Infatti non erano i tutù vaporosi e lunghi ma delle semplici tunichette, che male si adattavano alla postura richiesta dal coreografo per il suo balletto che vedeva uno spostamento del baricentro del corpo in avanti. Quindi alla fine risultava un balletto che si basava su una coreografia classica con dei costumi tipicamente in stile moderno che forse contrastavano un po’. In questa versione di Lacotte, la postura del corpo è sì protesa tutta in avanti ma un grosso supporto per mantenerla ci viene sempre fornito dai corsetti del tutù e non dimentichiamoci che abbiamo le alette da salvaguardare!

D. Ci può parlare di Pierre Lacotte e di com’è stato lavorare con lui?
R. Pierre Lacotte è una persona veramente splendida, eccezionale…Ama davvero la danza classica facendola proprio risuscitare e regalandole una nuova vitalità, addirittura rendendola più credibile. Questo suo entusiasmo e amore lo trasmette in ogni attimo del suo lavoro con noi ballerini, aiutandoci a rendere ogni gesto danzato più vero, cosa che migliora senz’altro la nostra interpretazione. Sto lavorando con lui da più di due mesi a più riprese (abbiamo anche lavorato per Manon), è molto difficile trovare una persona che dedica così tanto tempo agli artisti guidandoli passo per passo fino alla sera della prima. E’ una persona molto pignola, rigorosa e precisa, ma sempre ci fa capire cosa stiamo facendo e dove dobbiamo arrivare, e questa senz’altro è una grandissima qualità.

D. Lei ha usato l’espressione credibilità della danza classica. E’un pensiero che mi ha colpito, cosa vuole intendere, possiamo approfondirlo?
R.
Certamente, con quell’espressione intendevo dire appunto che noi interpreti, al di là di attenerci attentamente al rigore della tecnica classica così come ci viene richiesto, riusciamo a dare qualcosa in più proprio perché guidati da una persona, come in questo caso Monsieur Lacotte, che ha saputo dare ad ogni singolo passo di questa coreografia un contenuto più concreto, a colorirlo di un significato del tutto particolare ed originale per ciascuno di essi. In fondo non dobbiamo solo eseguire salti, piroette, ma sentiamo la motivazione di dare anche altro sul palcoscenico e questa ricchezza di contenuti, anche emotivi che riusciamo a portare in scena, è ciò che senz’altro mi fa amare di più questo balletto. Il personaggio della Sylphide è etereo ma ha anche un suo carattere, è per esempio molto vispo, vivace nei confronti di James, il protagonista maschile.

D. E allora Le faccio a questo punto questa domanda: ma allora da un punto di vista puramente tecnico com’è ballare questa Sylphide?
R.
Tecnicamente è un balletto abbastanza faticoso e elettrizzante; esige un grande lavoro di piedi sia per i salti sia negli adagi ove alla ballerina è richiesta un’ estrema souplesse nell’articolazione della caviglia e del metatarso per riuscire a scendere e immediatamente risalire sulle punte con estrema morbidezza. Quindi un grande sforzo complessivo che si riesce a compiere solo se si hanno una grande scuola alle spalle e un grande lavoro di base anche perché di rigore, dall’inizio alla fine, purezza e leggerezza sono i due leit-motiv della coreografia.

D. Lei ballerà con Massimiliano Guerra e Antonino Sutera. Quali sono le differenze tra questi due partner?
R.
Sono completamente diversi, per Antonino Sutera si tratta probabilmente della prima volta come interprete principale, è molto giovane e abbiamo costruito insieme il balletto. Con Massimiliano Guerra invece è diverso, è un ballerino di grandissima esperienza e conosce già bene La Sylphide; quindi in questo caso lui ha proprio l’esperienza dalla sua parte.

D. C’è un balletto che non ha ancora ballato e che amerebbe invece interpretare?
R.
Erano i due fino all’anno scorso quando ho balletto Onegin, una delle due mie apsirazioni di carriera. L’altro balletto che amo e che mi piacerebbe senz’altro ballare è La Signora delle Camelie di Neumaier, l’ho scoperto vedendolo per la prima volta in Germania mentre lavoravo lì anni fa.

D. E per finire: se le chiedessero di pubblicizzare questo balletto, di esprimere un suo pensiero per catturare il pubblico cosa direbbe?
R.
Nella storia della danza rappresenta l’origine, il balletto capostipite da cui poi si sono sviluppati tutti gli altri, quindi è un passaggio obbligato per poi comprendere tutto il resto, direi che non si può proprio prescindere dal vederlo!

Antonella Poli
Gilda Gelati
fot. Graziella Vigo

Gilda Gelati