Roberto Bolle

Lei è un’etoile internazionale, hanno scritto tanto su di Lei e sulle sue interpretazioni. Ma c’è qualcosa, un aspetto della sua vita e della sua carriera che desidererebbe leggere e che non è stato ancora scritto?
R.
Sì, in effetti è già stato scritto molto sulla mia carriera di ballerino e sui ruoli che ho interpretato. Ma c’è un momento della mia carriera importante cui la stampa ha dato poco rilievo ma a cui tengo in particolar modo. Mi riferisco a quando ho ballato di fronte alla Regina Elisabetta II d’Inghilterra uno dei pas des deux più famosi de Il lago dei Cigni. Nel 1998, sono stato infatti invitato alle manifestazioni per il Giubileo d’oro in veste di rappresentante della cultura italiana per celebrare i 50 anni di regno della sovrana inglese. E’stato per me un momento particolare unico, cui sono tuttora molto legato. D’allora è nato un rapporto d’affetto, di stima e gratitudine con la famiglia reale, un apprezzamento reciproco che si è esteso anche presso il pubblico londinese e che mi ha portato poi in seguito a ballare spesso sui palcoscenici inglesi.

D. Che emozioni Le ha suscitato ballare nello spettacolo di riapertura del Teatro alla Scala, dopo che Lei è stato sui più grandi palcoscenici del mondo? Era come ballare le altre volte o sentiva qualcosa di diverso mentre era in scena e ballava sulle note di Salieri?
R.
In effetti anche se ho ballato tantissime volte sul palcoscenico della Scala, essere in scena il 7 dicembre scorso in occasione della riapertura della Scala dopo il periodo di chiusura per i lavori di restauro ha avuto per me un significato particolare. Infatti io sono in un certo modo figlio del Teatro alla Scala, dato che è in questo teatro che sono cresciuto artisticamente e professionalmente segnando le tappe della mia carriera di ballerino Sono entrato nella Scuola di ballo del Teatro alla Scala all’età di 7 anni, lì ho terminato il cuclo di studi fino a diventare a 21 anni étoile grazie anche ad Elisabetta Terabust che ha creduto molto in me. Ecco perché l’emozione è stata molto forte, sì, qualcosa di diverso dalle altre volte c’era senz’altro, vista anche l’enorme attesa che si era creata presso il pubblico, la critica e non dimentichiamoci nei cuori dei cittadini milanesi.

D. Ma perché secondo Lei, la danza in Italia è così poco curata, ed è quasi secondo piano rispetto ad altre forme di spettacolo? D’altronde il nostro è un paese di grandi tradizioni artistiche in questo campo e non dimentichiamoci che il maestro Cecchetti, il primo grande teorico, della danza era proprio italiano. E’ un tema d’attualità la protesta dei ballerini della Scala, a seguito di una proposta del governo di eliminare i corpi di ballo dai teatri italiani, anche la grande Carla Fracci è intervenuta nel dibattito. Qual è la sua posizione?
R.
E’strano in effetti che la danza sia così poco curata in Italia, quasi un paradosso. Non direi che sia una questione prettamente culturale. Infatti, il pubblico ama la danza, i teatri sono pieni, chiaramente di fronte a spettacoli di qualità. Piuttosto penso che se si possono individuare delle responsabilità queste debbano essere in un certo senso attribuite a scelte politiche dei teatri italiani che hanno da sempre privilegiato l’opera lirica rispetto alla danza e naturalmente alle manovre governative che dovrebbero pensare a piani finanziari più adeguati che prevedano fondi anche per tener in vita il balletto. Anche la televisione di stato dovrebbe dedicare più spazio ed ospitare nei suoi programmi professionisti del balletto seri, forse qualche anno fa questo succedeva di più, oggi purtroppo è un aspetto che è venuto a mancare. La questione intorno all’età pensionabile dei ballerini è sintomo di una situazione non di certo felice per la nostra categoria, siamo d’altronde anche noi professionisti.

D. Desidera raccontare come e perché ha iniziato a studiare danza?
R.
La passione della danza è nata in maniera molto immediata e spontanea vedendo appunto dei balletti. L’inizio degli studi lo devo a mia mamma che vedendo in me crescere questa grande passione ha deciso di farmi studiare presso la scuola del Teatro alla Scala, desiderava farmi frequentare una scuola che potesse offrire il “meglio” per diventare un ottimo ballerino. Da Vercelli, arrivai quindi a Milano all’età di 7 anni e l’inizio fu un periodo molto difficile dato che ero a Milano da solo e soffrivo per la lontananza dalla mia famiglia.

D. Lei ha esordito ed è stato scoperto come grande ballerino dal grande Nureyev. Cosa ricorda di quel primo incontro?
R.
Il primo incontro con il grande Nureyev è avvenuto all’età di 15 anni, nel 1991, durante le prove dello Schiaccianoci, balletto che coinvolge bene o male tutto il corpo di ballo. Rudolf Nureyev al termine delle prove mi si avvicinò, mi chiese di eseguire degli esercizi alla sbarra, mi correggeva ed io chiaramente era molto emozionato, quasi non ci credevo! Ero a tu per tu con il grande Maestro, ero quasi suggestionato dalla sua presenza. A seguito di quell’incontro mi scelse per interpretare Tadzio in Morte a Venezia che in quel periodo era in fase di allestimento.

D. C’è qualche personaggio che vorrebbe interpretare e che sinora non ha ancora avuto occasione di “vestire”? Il suo sogno nel cassetto per così dire…
R.
Sicuramente il balletto che mi piacerebbe intepretare di più e che mi manca molto da un punto di vista artistico, è senz’altro il Boléro di Maurice Béjart, coreografo geniale che apprezzo molto, uno dei grandi testimoni della crescita e dell’evoluzione della danza contemporanea. Mi piacerebbe davvero ballare sulla magica piattaforma rossa che suscita sempre un’intensità di emozioni, immagini e suggestioni uniche.

D. Qual è la partner con la quale preferisce ballare? So che può essere una domanda imbarazzante per Lei che ha ballato con le più grandi stelle del balletto. Però esiste un’étoile con cui si sente più legato artisticamente? Penso che per un’artista, al di là della tecnica, sia fondamentale il rapporto con la partner per una buona riuscita dello spettacolo. Anche Nureyev è inutile negarlo ha avuto Margot Fonteyn come sua partner ideale.
R.
Sì, ha ragione. In effetti ho un’ottima intesa con Alessandra Ferri, compagna cui sono molto legato soprattutto in occasione di ruoli drammatici, vedi in Histoire de Manon o in Romeo e Giulietta. Ma vorrei anche ricordare Darcey Bussel del Royal Ballet, impeccabile da un punto di vista tecnico. Poi naturalmente ho avuto la grande fortuna di essere al fianco di Sylvie Guillem ne La Bayadère e di ballare il mio primo Lago dei Cigni con la Asylmuratova del Kirov.

D. Lo Schiaccianoci più altri è il balletto del “sogno”. C’è stato un momento particolare in cui ha veramente creduto che il suo sogno di diventare un grande ballerino stava tramutandosi in realtà?
R.
Sicuramente quando sono diventato nel 1996 primo ballerino a 21 anni, dopo l’interpretazione di Romeo e Giulietta di McMillan. E poi ricordo ancora per l’importanza che riveste per me, l’esibizione alla presenza della regina Elisabetta II in occasione del Giubileo d’Oro in Buckingam Palace nel 1998.

D. Di Roberto Bolle si è sottolineata la sua perfezione tecnica, la Sua eleganza, la Sua grande personalità anche regale, affiancandolo a Nureyev e Bayshinikov. Io se mi permette, aggiungerei che è difficile veder danzare un étoile con la stessa gioia ed entusiasmo di Roberto Bolle, è un aspetto che si coglie sempre, al di là del personaggio che interpreta. Qual è, se può dirlo ai nostri lettori il Suo segreto?
R.
Il segreto è forse quello di vivere come fossero reali, mie, le emozioni e i sentimenti che la trama del balletto contiene. E’ Roberto Bolle uomo non solo ballerino che anima la scena e costruisce le storie. Ecco perché preferisco esibirmi nei balletti ove questo mi è più permesso, vale a dire dove entra in gioco il più possibile la gamma dei sentimenti umani, dalla passione all’amore, dalla tristezza alla tragedia. Naturalmente è bello anche essere il Principe ne Il Lago dei Cigni o ne Lo Schiaccianoci, però ballare il Romeo e Giulietta o L’histoire de Manon mi appagano da un punto di vista umano ed interiore molto di più.

D. Lei è ambasciatore dell’Unicef. Quale ruolo e quale messaggio pensa che la danza possa avere e trasmettere per aiutarlo a poter portare avanti questa Sua missione prestigiosa?
R.
Credo molto in questa mia missione. Penso di poter effettivamente dare una mano sostanziaie in questo senso. Roberto Bolle da appuntamento al suo pubblico nel 2006 negli spettacoli che lo vedranno protagonista come sempre al Teatro alla Scala e nei maggiori teatri europei a fianco di partners prestigiose ( www.robertobolle.com)

Antonella Poli
Roberto Bolle

Roberto Bolle