Pierre Lacotte

Autore delle resurrezioni di numerosi balletti del repertorio classico, ci parla della sua Sylphide

Mentre scrivevo un libro sul balletto romantico ho ritrovato dei documenti eccezionali su La Sylphide. Ricerche approfondite mi hanno portato a scoprire nelle collezioni private tutta una documentazione che mi ha permesso di ricostruire la versione autentica del balletto di Filippo Taglioni.

L’inventario dettagliato dei costumi, i disegni del coreografo, le critiche che descrivevano l’inanellarsi dei passi, le partiture annotate che spiegavano tutto l’allestimento, tale è stato il frutto di una ricerca appassionata che ho condotto attraversando tutta l’Europa.

Presentai allora il mio dossier alla televisione francese che decise di allestire l’opera. Yves-André Hubert realizzò un film, programmato con grande successo il primo gennaio 1972.

La direzione del Teatro Nazionale dell’Opéra di Parigi mi invitò a includere La Sylphide nel repertorio.

Fu una gioia profonda far rivivere il balletto sulla scena. E sono felice di constatare che in tutti i Paesi dove ho allestito La Sylphide, quest’opera, dopo più di 170 anni, scatena sempre le stesse passioni.

E’una gioia includere La Sylphide nel repertorio del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.

Nasce nel 1932, e studia alla Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi, città in cui frequenta anche i corsi di Lubov Egorova, ballerina russa di San Pietroburgo che aveva lavorato con Marius Petipa e quelli dell’italiana Carlotta Zimbelli, che aveva aperto una sua scuola parigina. Entra a far parte del Corpo di Ballo dell’Opéra nel 1946, e presto Serge Lifar lo sceglie come solista in Septuor, accanto a Claude Bessy che poi diverrà direttrice del’Opéra di Parigi e prima scopritrice delle doti di Silvie Guillem. Fu nominato Primo ballerino, nel 1951 e da allora ha danzato tutto il repertorio accademico avendo a fianco Yvette Chauviré, Lycette Darsonval o Cristiane Vaussard.

Il successo che gli portò una delle sue prime coreografie La Nuit est une sorcière (musica di Sydney Béchet) ripresa dalla televisione belga nel 1954, lo convinse a rompere il legame con il teatro francese per dedicarsi di più alla carriera di coreografo. Nel 1955 fonda una sua compagnia, Les Ballets de la Tour Eiffel.

Nel frattempo prosegue nella sua attività di interprete: viene invitato a danzare al Metropolitan Opera di New York con Melissa Hayden, a Londra con Violette Verdy e in Belgio, Olanda, Germania e Svizzera. Numerosi festival gli hanno commissionato balletti: nel 1959 allestisce a Berlino Such Sweet Thunder (su musica di Duke Ellington), l’anno successivo i balli di Hippolyte et Aricie (su musica di Jean-Philippe Rameau) per il Festival du Marais; nel 1961 ha creato Il combattimento di Tancredi (su musica di Claudio Monteverdi) per il Festival Aix-en-Provence.

Nel 1963 viene nominato direttore dei Ballets des J.M.F (Jeunesses Musicales de France). Rimane alla loro guida per sette anni nei quali ha proposto vari balletti tra i quali Biforcations, Hamlet, Penthésilée, e La Voix, in collaborazione con Edith Piaf. Nel 1968, alle prese con la stesura di un testo dedicato al balletto romantico, ha scoperto documenti inediti sulla Sylphide di Filippo Taglioni del 1832 che gli hanno ispirato e permesso di rimontarne la coreografia di un balletto che sembrava essere oramai dimenticato. Prodotta inizialmente per la televisione (1971), la sua Sylphide viene in seguito trasferita sul palcoscenico quando l’Opéra di Parigi decide di invitarlo per pensare ad un allestimento teatrale con i suoi interpreti Ghislaine Thesmar e Michaël Denard. Il balletto debutta il 9 giugno 1972 al Palais Garnier. La Sylphide a sua cura viene poi ripresa anche a Tokyo, Buenos Aires, Praga, New York, Monte Carlo, Novosibirsk, Roma, Helsinki e Rio de Janeiro. Da allora, diviene uno specialista nella ricostruzione di opere del repertorio romantico: Coppelia e il pas de six di La Vivandière (Arthur Saint-Léon), assieme al pas de deux di Le Papillon (la sola coreografia di Maria Taglioni) per l’Opéra di Parigi e il Balletto del Kirov di San Pietroburgo; La Fille du Danube di Filippo Taglioni per il Teatro Colón di Buenos Aires e il Tokyo Ballet; Giselle di Jean Coralli e Jules Perrot (scene e costumi dall’originale del 1841) per il Ballet du Rhin, i Ballets de Monte-Carlo e il Ballet National de Nancy; Nathalie ou La latière suisse ( Filippo Taglioni) per Ekaterina Maximova e il Ballet Classique di Mosca (1980); L’Ombre (Filippo Taglioni) per il Ballet National de Nancy (1993); Le Lac des fées (Filippo Taglioni) per la Staatsoper di Berlino (1995); Il lago dei cigni (da Petipa e Ivanov) a Nancy; La Fille du Pharaon (da Petipa) al Teatro Bolchoi di Mosca (2000) Lo schiaccianoci (da Petipa e Ivanov) per il Teatro Nazionale dell’Opera di Atene (2000), Paquita (Petipa) per il Balletto dell’Opéra di Parigi (2001). Nel 2002 ha rimontato Coppelia per il Balletto di Shangai. Ha altresì allestito coreografie di Michel Fokin come le Danze Polovesiave dal Principe Igor per il Balletto di Monte Carlo, L’uccello di fuoco, per la Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi (1991 e 2001) e Le Spectre de la rose (1997) per il Balletto dell’Opéra parigina. Nel 1985, dopo aver insegnato al Conservatoire National Supérieure dell’Opéra di Parigi, viene nominato con Ghislaine Thesmar co-direttore dei nuovi Ballets Monte Carlo per i quali crea Te Deum (su musica di Georges Bizet) e Vingt-quatre heures de la vie d’une femme (da Stefan Zweig, su una musica di Hervé Niquet). Nel 1988 lascia la direzione dei Ballets Monte Carlo per andare a dirigere il Corpo di Ballo dell’Arena di Verona. In seguito, dal 1991 al 1999, è stato direttore artistico del Ballet National de Nancy et de Lorraine.

Commendatore delle Arti e delle Lettere, è autore, con Jean-Pierre Pastori, di un libro, Tradition, pubblicato nel 1987.

Pierre Lacotte, prova per la Sylphide - fot. Marco Brescia